Archivi tag: HIPEC

la Diagnosi Ecografica di Pseudomixoma Peritonei

La diagnosi ecografica di Pseudomixoma Peritonei rientra nella diagnosi differenziale dei versamenti addominali.

Lo Pseudomixoma Peritonei è una situazione in cui la cavità addominale è disseminata di mucina a seguito della rottura di una neoplasia mucinosa dell’appendice o, più raramente, dell’ovaio o di altri organi addominali. Il suo trattamento efficace si basa innanzitutto su un precoce sospetto clinico, che porti alla pronta esecuzione di approfondimenti diagnostici (TAC ed eventuale laparoscopia diagnostica) per avere la corretta diagnosi e rilevare la presenza di caratteristiche di aggressività (cellularità della mucina, presenza di atipie ecc.).

I segni di sospetto più frequenti sono spesso aspecifici: la distensione progressiva dell’addome, la nausea o il vomito, la stipsi, la perdita di peso, la comparsa di ernia ombelicale o inguinale, il dolore addominale che porta a sospettare un’appendicite acuta. Talvolta la diagnosi parte dal riscontro di una massa ovarica.

Molto frequentemente, il primo esame che viene richiesto è un’ecografia addominale, che evidenzia la presenza di versamento liquido in addome. Vediamo le caratteristiche ecografiche che possono far sospettare uno Pseudomixoma Peritonei.

Pseudomixoma Peritonei Pelvico

visione ecografica della pelvi femminile: la fotografia mostra la presenza di versamento con caratteristiche ecografiche miste. Nel contesto di un fluido anecogeno sono presenti masserelle ecogene che si aggregano in agglomerati a densità mista. Se si invita la Paziente ad oscillare sul bacino, si osserva che queste masserelle tendono a spostarsi e tornare in posizione, come fossero incollate tra loro. E’ il comportamento della gelatina. Diversamente, un corpo denso che galleggia in un fluido, tende a restare sospeso e ridepositarsi lentamente.

.

Pseudomixoma Peritonei pelvico in laparoscopia

visione laparoscopica della pelvi femminile: la fotografia mostra l’aspetto laparoscopico dell’immagine ecografica precedente. Si può notare come la mucina aderisca alle superfici con caratteristiche viscose, che spiegano la sua inerzia al movimento. In questo caso non sono presenti aspetti infiltrativi del peritoneo. Si tratta di mucina acellulare.

.

LAMN appendice

visione ecografica di un tumore mucinoso con rottura della parete dell’appendice: la fotografia mostra l’aspetto dell’appendice. Le pareti sono ispessite, il lume dell’appendice è occupato da materiale con le stesse caratteristiche descritte sopra. E’ evidente il punto in cui è avvenuta la rottura della parete dell’appendice e da cui la mucina fuoriesce.

.

LAMN appendice laparoscopia

visione laparoscopica di un tumore mucinoso dell’appendice: la fotografia mostra l’aspetto dell’appendice nel caso sopra. E’ evidente l’area ispessita nella metà distale.

.

LAMN perforato

tumore mucinoso con rottura della parete dell’appendice: è evidente l’area di rottura della parete appendicolare, da cui fuoriesce mucina.

.

LAMN appendice macro

tumore mucinoso dell’appendice, sezione macroscopica (caso sopra): è evidente l’area di rottura della parete appendicolare, da cui fuoriesce mucina.

.

Pseudomixoma Peritonei

Nella sua visione d’insieme, la presenza di un’immagine di ansa ispessita (l’appendice), che presenta una soluzione di continuo della parete e lume dilatato da materiale ipoecogeno con sedimenti isoecogeni che si ritrova anche libero nella cavità addominale, deve far sospettare uno Pseudomixoma Peritonei da tumore mucinoso dell’appendice (LAMN) perforato. E’ consigliabile inviare i Pazienti presso un Centro di riferimento per la patologia, astenendosi da interventi chirurgici resettivi.

La Carcinosi Peritoneale / 1

Non mi interessa qui dare una definizione di carcinosi peritoneale, quanto cercare di spiegarne il sigificato, soprattutto per quanto riguarda il suo ruolo nell’influenzare il decorso della malattia e la vita di chi ne soffre.

Non condivido del tutto la definizione che la maggior parte dei professionisti dà della carcinosi peritoneale, come diffusione di un tumore dall’organo di origine (in genere ovaio o tubo digerente) alla membrana che riveste la cavità addominale (il peritoneo). Preferisco definirla come la presenza di tumore nella membrana peritoneale (che riveste non solo la cavità addominale ma anche molti dei suoi organi) e nello spazio tra gli organi che questa membrana delimita. Chiarisco meglio perchè è importante ragionare sui termini “presenza” e “spazio tra gli organi addominali”.

Di solito si dice che le cellule tumorali, staccandosi dalla superficie del tumore di origine (ad esempio da un tumore dello stomaco o di un altro organo addominale), diffondano nella cavità addominale come dei semi e si impiantino sulla mebrana peritoneale. Queste cellule crescono poi di dimensioni e formano noduli e placche che possono infiltrare l’intestino, causandone l’occlusione; possono inoltre produrre una notevole quantità di liquido (ascite), che consuma le proteine dell’organismo, gonfia l’addome e schiaccia gli organi addominali compromettendone il funzionamento.

Tutto questo è vero, ma si tratta di una spiegazione riduttiva.

Innanzitutto la carcinosi può nascere direttamente dalla membrana peritoneale, può derivare da un organo dell’addome, o può arrivare al peritoneo anche partendo da un un organo non addominale (ad esempio da un tumore della mammella). Inoltre, la diffusione non avviene solo per insemenzamento, ma può avvenire anche per altre vie, tra cui quella linfatica. Non si tratta quindi semplicemente della diffusione di un tumore primitivo, causata dal distacco di cellule: piuttosto, la presenza della carcinosi indica che, all’interno di un tumore, alcune cellule hanno sviluppato delle capacità nuove, che le rendono particolarmente adatte a colonizzare la superficie interna dell’addome, la membrana attraverso la quale gli organi addominali vengono in contatto tra loro e, soprattutto, lo spazio vitale necessario per la sopravvivenza di questi organi.

I problemi pertanto non si manifestano solo quando i noduli crescono e schiacciano o infiltrano gli organi, o quando chiudono l’intestino. Parlare di noduli di carcinosi, o ridurre il problema all’asportazione o al trattamento di questi noduli, è sicuramente riduttivo. I problemi iniziano molto prima, nel momento stesso in cui lo spazio in cui gli organi addominali vivono (cavità addominale) e le loro vie di comunicazione (la membrana peritoneale e il liquido peritoneale) devono fare i conti con un nuovo inquilino che, in maniera silenziosa e subdola, finirà per colonizzarli. Cerco di spiegarmi meglio con l’esempio seguente, in cui vi invito per un attimo a mettervi nei panni di un organo addominale, per esempio l’intestino, che abita la cavità addominale, la sua città…

“Vi svegliate. Dalla finestra aperta l’aria frizzante del mattino vi porta profumo di fiori e le chiacchiere dei primi passanti.

Vi affacciate. I raggi del sole illuminano i tavoli di un caffè, tra le aiuole ai lati della strada.

Scendete a fare una passeggiata. Camminate in silenzio ascoltando i canti degli uccellini, e i rumori che giungono dalle finestre delle case circostanti, dove alcuni ritardatari si svegliano solo ora.

Arrivate al fiume, e vi stendete sull’erba a pensare, cullati dal suono dell’acqua che scorre”.

Ora riavvolgete il nastro.

“Vi svegliate per il frastuono dei clacson, che vi tormenta nonostante abbiate sbarrato la finestra e abbassato la tapparella.

Aprite per vedere che succede. Tra il fumo e la puzza degli scarichi, una colonna di auto occupa la strada, bloccata da un cassonetto dei rifiuti ribaltato a terra.

Scendete a fare una passeggiata per distrarvi. Il portone è bloccato da due monopattini abbandonati dopo l’uso da qualche maleducato. Poco più avanti, gli escrementi di un cane appena abbandonati. Vi tocca scavalcarli e farvi strada tra un’auto e l’altra.

Arrivate al fiume. Cercate un posto per stendervi sull’erba, ma è occupata dai tavoli del locale all’angolo: si è aggiudicato la concessione dal Comune, e diffonde ad alto volume gli spot di un vicino centro commerciale, impedendovi di pensare e concentrarvi. Nemmeno l’unica panchina è libera, trasformata nel parcheggio del bike-sharing”.

Vi invito a riflettere sul fatto che la carcinosi peritoneale ha due caratteristiche fondamentali in comune con le auto, il rumore, l’inquinamento, i monopattini, la pubblicità, il bike-sharing senza controllo.

La prima è che non si tratta di estranei, ma di prodotti dell’attività umana. Tutti i tumori nascono da mutazioni di cellule normali, si moltiplicano consumando le stesse loro risorse, ma soprattutto ne sfuttano perversamente gli stessi meccanismi di funzionamento, avvantaggiandosi in particolare di quelli più aggressivi (che dire della mancanza di empatia dei parcheggiatori selvaggi…).

La seconda, e forse più importante, è che la loro presenza modifica profondamente la vita degli abitanti della città, le loro abitudini, la loro serenità, fino ad arrivare a comprometterne irrimediabilmente il funzionamento. E tutto questo succede molto prima che lo spazio a disposizione venga occupato completamente, perché sono lo spazio stesso e le relazioni tra gli abitanti che vengono distorti, e modificati in maniera disfunzionale per gli abitanti, ma funzionale per i nuovi ospiti.

Trattare la carcinosi non è semplicemente togliere i noduli o trattare con chemioterapia la cavità addominale. Si tratta di inserirsi nel percorso di cura di una malattia sistemica (che inevitabilmente contempla anche trattamenti diversi, come la chemioterapia endovenosa, la terapia biologica o la radioterapia e, auspicabilmente, anche un percorso di psicoterapia), cercando di intervenire sugli effetti nefasti della presenza del tumore nella cavità addominale. Per risolverli se possibile, o per permettere alla persona che ne soffre di limitarne le conseguenze: conseguenze che spesso incidono pesantemente sulla qualità di vita e quasi inevitabilmente costringono a interrompere il percorso di cura.

La Tecnica Laparoscopy Enhanced HIPEC (LE-HIPEC)

La tecnica LE-HIPEC per la carcinosi peritoneale è stata inventata dal Dr. Marco Lotti, che l’ha sviluppata nel 2013-2014 e pubblicata nel 2015-2016 (J Min Access Surg 2016;12:86-9), [J Laparoendosc Adv Surg Tech Part B, Videoscopy 2016;26(3)].

Obiettivo di questa tecnica è quello di superare i limiti delle due maggiori tecniche HIPEC, quella ad addome aperto e quella ad addome chiuso, mantenendone e combinandone i vantaggi.

La tecnica di Chemioterapia Ipertermica Peritoneale (HIPEC), che prevede di far circolare in addome un liquido di perfusione contenente i chemioterapici e portato a 41-42°C, viene realizzata in tutto il mondo secondo due principali modalità:

  • Tecnica ad Addome Chiuso, in cui la cavità addominale viene chiusa al termine del tempo chirurgico di resezione, lasciando nella cavità addominale dei tubi di drenaggio attraverso i quali viene fatto circolare il liquido di perfusione che contiene i chemioterapici;
  • Tecnica ad Addome Aperto (conosciuta come tecnica Coliseum, con alcune varianti tecniche), in cui l’addome viene lasciato aperto e la cute sollevata a formare un catino dove, durante la perfusione, il chirurgo mescola con una mano il contenuto dell’addome.

La Tecnica ad Addome Chiuso permette di conservare meglio il calore del liquido di perfusione, perché l’addome chiuso riduce la dispersione di calore; tuttavia, numerosi lavori scientifici hanno dimostrato che non è possibile trattare uniformemente la cavità addominale con questa tecnica, e che vi sono zone della cavità addominale dove il liquido non riesce ad arrivare. In particolare, grazie al lavoro del Dr. Lotti, è stato possibile dimostrare che la cavità addominale è soggetta dopo l’intervento a una precoce formazione di aderenze, che ostacolano la circolazione del liquido ad addome chiuso.

La Tecnica ad Addome Aperto (tecnica Coliseum, diffusa dal Dr. Sugarbaker), pur permettendo una uniforme circolazione del liquido di perfusione, grazie all’agitazione manuale, è gravata da un’intensa dispersione di calore: recenti lavori dimostrano che la temperatura del liquido in addome non è omogenea con questa tecnica e che alcune zone, tra cui quelle superficiali, possono non raggiungere la temperatura desiderata o essere addirittura ipotermiche. Non è inoltre possibile con questa tecnica trattare adeguatamente la parete addominale anteriore.

La tecnica LE-HIPEC prevede di realizzare un trattamento ad addome chiuso, utilizzando la laparoscopia per manipolare i visceri addominali e separare le eventuali aderenze, così da rendere possibile la circolazione dei chemioterapici in addome in modo omogeneo e uniforme.

Le osservazioni critiche del Dr. Lotti alle tecniche ad addome chiuso e aperto e il razionale della tecnica LE-HIPEC sono stati esposti in numerose pubblicazioni. La tecnica, pubblicata per la prima volta nel 2015, è stata presentata nel 2016 e nel 2018 al 10° e 11° Congresso della Società Internazionale sulle Neoplasie Peritoneali (PSOGI) a Washington, DC (USA) e Parigi.

La tecnica LE-HIPEC è citata da numerose pubblicazioni scientifiche, dal testo “Trattamento delle Metastasi Peritoneali, Chirurgia Citoriduttiva, HIPEC ed oltre” edito da Springer, dalle Linee Guida 2018 “Tumori Peritoneali Primitivi e Secondari” dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), ed è stata presa come modello dal Politecnico di Odessa per lo sviluppo della tecnologia SCRUM applicata al controllo del rischio e delle criticità nei progetti in Medicina. Grazie alla tecnica LE-HIPEC è stata per la prima volta dimostrata in vivo la formazione precoce di aderenze peritoneali postoperatorie dopo peritonectomia, fornendo ulteriore supporto alle tesi per cui la tradizionale tecnica HIPEC ad addome chiuso non sia in grado di trattare efficacemente la cavità addominale.

Dal 2017, la tecnica LE-HIPEC è al primo posto della ricerca “laparoscopic HIPEC” su Google.

Chirurgia Oncologica Avanzata

L’Unità di Chirurgia Oncologica Avanzata dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è stata creata nel gennaio 2014 ed affidata al Dr. Marco Lotti, che ne è stato Responsabile sino al 30 settembre 2020, data del suo trasferimento presso l’Ospedale Fatebenefratelli Oftalmico di Milano.

Sin dall’inizio della sua direzione, il Dr. Marco Lotti ha perseguito per la Chirurgia Oncologica Avanzata tre obiettivi principali:

  1. occuparsi della presa in carico del Paziente affetto da neoplasie del tratto gastroenterico, carcinosi peritoneale, tumori neuroendocrini e GIST dal momento della diagnosi o del sospetto clinico, assicurandone la gestione diagnostica, terapeutica e di follow up in un’ottica multidisciplinare condivisa con le altre Specialità di riferimento (Oncologia Medica, Radioterapia, Anatomia Patologica, Radiologia);
  2. promuovere l’adozione e lo sviluppo di tecniche innovative di chirurgia mini-invasiva nel trattamento delle neoplasie del tubo digerente, dei tumori neuroendocrini e dei paragangli, e della carcinosi peritoneale;
  3. promuovere la conduzione di Studi Clinici nell’ambito del trattamento e della prevenzione della carcinosi peritoneale da neoplasia ovarica, gastrica e colorettale.

Nel corso della sua attività come Responsabile dell’Unità di Chirurgia Oncologica Avanzata, il Dr. Marco Lotti:

  • è stato membro del Gruppo Interdisciplinare Oncologico Gastroenterico e Team Leader per il carcinoma del colon-retto;
  • ha avviato ed è stato Responsabile del Programma di Chirurgia Oncologica del Peritoneo, eseguendo interventi di chirurgia citoriduttiva con peritonectomia e chemioipertermia peritoneale intraoperatoria (HIPEC), promuovendo lo studio osservazionale CARPEPACEM e avviando il primo Trial Multicentrico Randomizzato sul trattamento con HIPEC del Carcinoma Ovarico Avanzato (Studio CHORINE);
  • ha contribuito ad avviare i Gruppi Multidisciplinari per il trattamento delle carcinosi peritoneali e dei tumori rari addominali.
  • ha introdotto nell’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII gli interventi di Gastrectomia Subtotale videolaparoassistita, Amputazione del Retto con tempo addominale totalmente laparoscopico, Resezione del Sigma robot-assistita;
  • ha ideato e pubblicato una tecnica originale di emicolectomia destra videolaparoassistita, introducendola nella pratica chirurgica (J Min Access Surg 2016;12:41-6);
  • ha ideato e pubblicato una tecnica originale di resezione della flessura colica sinistra videolaparoassistita, introducendola nella pratica chirurgica (J Min Access Surg 2019;15:268-72);
  • ha ideato e pubblicato una tecnica originale per il confezionamento di digiunostomia laparoscopica sec. Witzel e una tecnica originale di gastrostomia tubulizzata continente, introducendole nella pratica chirurgica (J Min Access Surg 2021;17 Updates Surg. 2020 Sep;72(3):901-905);
  • ha inventato e pubblicato la tecnica di perfusione ipertermica intraperitoneale videolaparoscopica (LE-HIPEC), con l’obiettivo di combinare i vantaggi della tecnica chiusa e aperta (J Min Access Surg 2016;12:86-9), [J Laparoendosc Adv Surg Tech Part B, Videoscopy 2016;26(3)]; grazie a questa tecnica è stato il primo ricercatore al mondo a dimostrare in vivo la formazione di aderenze intra-addominali precoci dopo chirurgia citoriduttiva [J Laparoendoscop Adv Surg Tech. 2016;26(12)], [J Laparoendoscop Adv Surg Tech. 2017;27(4)]. Dal 2017 l’articolo che ha descritto la tecnica è su Google il primo risultato della ricerca “laparoscopic HIPEC”, traguardo raggiunto e mantenuto senza alcun finanziamento o sponsorizzazione;
  • ha introdotto nell’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII l’intervento di surrenectomia per via retroperitoneoscopica posteriore, esperienza documentata da pubblicazioni scientifiche (Surg Endosc. 2016 Apr 8. doi 10.1007/s00464-016-4884-z), (WeBSurg.com, Feb 2016;16(02). URL: http://www.websurg.com/doi-vd01en4678.htm);
  • è stato membro del Gruppo Multidisciplinare Oncologico-Ginecologico e referente per l’Unità di Ginecologia e Ostetricia e l’Unità di Urologia per la realizzazione di interventi combinati di chirurgia oncologica del tubo digerente e di chirurgia dell’apparato genitale femminile e dell’apparato urinario, con tecnica laparoscopica e robotica [WeBSurg.com, Sep 2016; 16(08)].
  • ha pubblicato numerosi video didattici di tecnica e anatomia chirurgica alcuni dei quali, a seguito della loro diffusione, sono stati richiesti per l’utilizzo e la pubblicazione da docenti e ricercatori di istituzioni internazionali, tra cui l’Harvard Medical School di Boston, MA (USA), e dalla Casa editrice UTET;
  • è stato scelto come Revisore per le riviste scientifiche Surgical Endoscopy, Journal of Laparoendoscopic & Advanced Surgical Techniques, Oncotarget, World Journal of Gastroenterology, Journal of Urology and Research, World Journal of Surgical Oncology, World Journal of Clinical Oncology, Annals of Laparoscopic and Endoscopic Surgery, Contemporary Oncology, AIMS Public Health, European Journal of Inflammation, Videosurgery and Other Miniinvasive Techniques.